Nell’ultimo periodo ho dedicato il mio tempo a scalare i massi più difficili e famosi del Piemonte e della Liguria e i risultati non si sono fatti mancare! Dopo il mio primo 8b, “Scheletri nell’armadio”, ho capito di avere la stoffa del boulderista e ho deciso di testare la mia nuova passione per i blocchi a Varazze. Il primo giorno mi trovo subito a mio agio, cado al primo giro all’ultima presa di Raptor 8a+, e lo chiudo al secondo. Subito dopo riesco a uscire su Want you bad 7c+ senza troppe difficoltà. Il blocco più bello è stato sicuramente Gioia stand 8b: dopo un primo tentativo caduto all’incrocio, provo i singoli mancati e riparto e chiudo il boulder al terzo giro. Subito dopo chiudo anche Excalibur sit (8a)che avevo già provato ad aprile e non ero riuscito a ribaltarmi. Chiudo i crash e mi sposto sotto Alphacentaury per provare la parte sit (8b): dopo aver capito la partenza riesco con fatica a chiudere il blocco, provandolo per almeno 5 volte.
Alla fine della giornata riesco a portarmi a casa anche Gandalf 8a, l’ultima parte di Gandalf il grigio. Dopo una giornata con la corda finita con niente di concluso, torno a Varazze per provare Gandalf il grigio, un traverso di 8b+ che finisce sul blocco di 8a. Dopo aver provato i singoli e acquisito un metodo preciso, parto convinto di chiuderlo e cado all’incrocio, praticamente l’ultima presa. Dopo essere caduto altre 3 volte nello stesso punto faccio una pausa pranzo e poi riparto, e finalmente esco sul mio primo 8b+ bloc, ringraziando Lore Fornaro per il tifo e il video.La stagione delle gare è finita e nell'ultimo mese dell'anno ci si può dedicare alla falesia e ai boulder! Quest'anno la destinazione è stata la valle di Susa, con i suoi massi erratici e le vie vicino a casa. Come primo obbiettivo ho scelto Icaro: primo blocco di 8a italiano aperto da Marzio Nardi e ripetuto solo da pochi climber. La linea l'ho subito trovata adatta a me, tranne per l'ultimo passaggio dove ho preferto un tallonaggio alla famosa super-lolotte. Sullo stesso masso ho chiuso anche la variante a destra di Icaro (7c) e un blocco di 7b+ flash senza nome che mi è sembrato logico chiamare Dedalo, perchè è proprio di fianco all'8a. Rimane ancora da chiudere la variante a sinistra, 7c+ liberato sempre da Marzio, e ho scoperto anche un possibile traverso che si ricongiunge alla partenza di Icaro, molto duro ma con un pò di lavoro si può fare.
Il secondo masso che ho visitato è stato quello di Rosta e dopo aver chiuso il Traverso Leoncini e Ballantines (entrambi 7c) ho provato i due boulder liberati da Gabri Moroni: Scheletri nell’armadio (8a+/b) e Le verità nascoste (7c+/8a). I blocchi hanno la stessa partenza, che sono riuscito a fare in un giorno, e mi ci è voluto un altro giorno di lavoro per unire le parti finali, ma con grande soddisfazione sono riuscito a salire entrambi i blocchi.
Anche se ho dedicato più tempo sui boulder, non ho abbandonato la falesia: sono andata 2 volte a Campambiardo portandomi a casa Potere di Chinatown e Quarto potere (8a+ e 8b) in pochi giri, e ho provato una variante ancora da liberare che sale diretta, intorno all’8b+, arrivando vicino alla conclusione.
Il mio prossimo obbiettivo è a Trana, Navigator, un lungo traverso che gira intorno a tutto il masso, gradato 8a+. Tutti questi blocchi andranno presto a fare parte di un bel video su cui stiamo lavorando io e Andrea Cossu, in cui ci sarà anche una breve sessione di lanci al Mombracco.
Sabato 3 dicembre i migliori arrampicatori italiani si sono sfidati sulla struttura di Aprica per giocarsi il titolo italiano più ambito di sempre. La gara a numero chiuso non ha ospitato meno partecipanti del solito, solo 18 uomini e 12 donne. Le qualifiche si sono svolte il sabato mattina, una facile via a vista che ben 7 concorrenti sono riusciti a chiudere. L’isolamento per la finale ha chiuso alle 19 e alle 20 è iniziata la gara. La via si sviluppava sulla parete strapiombante e si concludeva sul lungo tetto, a zigzag tra i grandi volumi colorati. Dopo che tutti i finalisti prima di me sono partiti, è arrivato il mio turno. Una piccola ricognizione prima di partire e poi inizio la mia gara. La tensione non mia ha permesso di scalare al meglio, ma dopo qualche scrollata di braccia sono arrivato al punto cruciale della via. Troppo stanco per andare avanti, ho cercato di toccare la presa numero 40, lottando contro l’acido lattico fino all’ultimo. Quando scendo dalla via scopro di essere arrivato secondo, dietro Marcello. Di sicuro il mio obbiettivo era una medaglia d’oro, ma ho dato il massimo in gara e sono soddisfatto del mio risultato, coronamento di una stagione piena di vittorie, e grazie a questa prestazione ho conquistato il titolo italiano in combinata. Con questa gara si sono concluse le competizioni del 2011, che posso giudicare pienamente positiva. I risultati che ho ottenuto in campo internazionale hanno riconfermato la stagione 2010.
Un altro week end di gare è terminato, questa volta si è disputato il Campionato Italiano di boulder e velocità dentro la fiera Skipass di Modena. I 30 climbers più forti d’Italia si sono sfidati sul muro nero dell’Import Climbing, con la formula di gara 4 blocchi 4 minuti senza la possibilità di fare errori. Parte bene la prima fase di gara per la Sasp, con 2 uomini e una donna qualificati per la finale: io e Silvio Reffo e Claudia chiudiamo tutti e 4 i blocchi. In finale i boulder cambiano completamente stile, le prese spariscono e al loro posto vengono montati solo volumi, grandi e piccoli ma tutti scivolosi. Dopo i primi 2 problemi la gara era già decisa, io chiudo al sesto posto e Silvio al quinto. Grande è la sorpresa per Claudia che esce vincitrice dalla finale di blocchi.
Il 20 e 21 ottobre si è svolta la settima tappa della Coppa del Mondo di difficoltà. La competizione si è tenuta ad Amman (Giordania), prima città del medio oriente ad ospitare una gara internazionale. I partecipanti non erano in gran numero (16 uomini e 14 donne), ma naturalmente i primi nel worldranking erano presenti per giocarsi la Coppa. Questa volta c’eravamo anche noi, Team Italy ridotto al minimo, io e Jenny e il coach Carlo Beltrame.Un altro week-end di vittorie per la squadra sasp che questa volta ha debuttato in due specialità. Sabato si è svolta la terza tappa della Coppa Italia di difficoltà a Prato della Valle (Padova). Ben 33 i partecipanti maschili e solo 10 le donne. Dopo le qualifiche del mattino, le semifinali hanno avuto luogo sotto il sole cuocente, tanto che per la prima volta in vita mia ho scalato con gli occhiali de sole! Forse per il caldo o forse per il lungo isolamento la mia prestazione si interrompe in un passaggio difficile che hanno superato solo 3 partecipanti, e mi qualifico in finale come quarto. Dopo la finale femminile la via degli uomini occupava tutta la parete e percorreva in negativo una parte dello strapiombo e dopo un orologio di prese si raggiungeva la catena. La finale si è giocata in condizioni migliori, di sera l’aderenza è migliorata di molto, ma alcuni dei finalisti si sono fidati troppo della parete che ha tradito molte scarpette e fatto cadere anche chi meritava di salire più in alto. Dopo 40 movimenti sono caduto all’uscita finale e ho vinto davanti a Silvio Reffo e Marcello Bombardi. Claudia è arrivata quinta dopo una bella finale. Il giorno dopo, a Bolzano, Federica ha vinto la terza tappa di Coppa Italia velocità, salendo in prima posizione nella classifica provvisoria.
Sabato 10 e domenica 11 settembre si è svolta la prima tappa della Coppa Europa Giovanile di Boulder a Merano. Per la prima volta in assoluto il boulder entra nelle competizioni internazionali giovanili dopo anni di attesa ed è subito un grande successo per l’Italia. Nonostante fosse la prima gara i partecipanti sono molti, quasi trenta per categoria e convocati quasi 6 italiani in ogni categoria poiché l’Italia è nazione ospitante. La mia categoria, la Juniors Male contava ben 25 partecipanti e non manca nessuno dei più forti. Le qualifiche si sono svolte a raduno su 12 blocchi, con un massimo di 5 tentativi per boulder. Questa nuova formula mai usata in gara ha messo un po’ d’ansia, il tempo non era di certo troppo e i tentativi contati hanno messo un po’ d’agitazione.
Per l’Italia si è dimostrato subito un successo il primo turno di gara: 11 finalisti in totale, un grande numero contando che hanno accesso alla finale solo i primi sei, e non i primi dieci come nella difficoltà. Io mi qualifico come terzo con 11 blocchi su 12, purtroppo l’unico italiano di categoria, dopo di me si è piazzato Niccolò Ceria al nono posto a un soffio dalla finale. I favoriti Jan Hojer e Francois Kaiser (che hanno ottenuto i migliori risultati nelle tappe di Coppa del Mondo)passano in finale rispettivamente come primo e quinto. La finale comincia la domenica mattina, i qualificati si sono sfidati su quattro problemi proposti dai tracciatori in stile “a vista”. Il primo boulder si dimostra semplice, tutti raggiungono il top in pochi tentativi, mentre il secondo viene chiuso solo da Max Rudiger, da Kaiser e all’ultimo tentativo riesco anche io ad agguantare la presa del top. Il terzo boulder si presenta su un muro verticale, solo L’austriaco Rudiger riesce a raggiungere il top, staccando gli altri avversari in classifica. Sull’ultimo boulder comincio a sentire la stanchezza del giorno prima e riesco ad aggiudicarmi solamente la zona. Dopo un ricorso finalmente esce la classifica che mi vede al terzo posto inaspettato dietro Rudiger e Kaiser.
Di sicuro il boulder non è la mia specialità, ma ciononostante sono riuscito a fare una grande gara, pur non allenandomi in questa specialità da alcuni mesi per via delle numerose gare di difficoltà precedenti. La mia medaglia di bronzo si è aggiunta alla collezione delle altre sei medaglie italiane: oro per Annalisa De Marco, argento per Alexandra Ladurner, Michael Piccolruaz e Giada Zampa, e bronzo per me, Andrea Ebner e Anna Gislimberti. Grazie a questi risultati l’Italia si aggiudica il secondo posto nella classifica delle squadre e si conferma come una delle migliori nazioni della gara, pronta per ottenere gli stessi se non migliori risultati alla tappa successiva di Monaco, la prossima settimana.

Al risveglio del sabato la giornata si manifesta più fredda del solito, la temperatura si era abbassata di molto e cominciava anche a cadere qualche goccia di pioggia. In isolamento tutti aspettavano che le condizioni migliorassero, la gara è stata anche posticipata di un’ora con la speranza che smettesse di piovere ma non c’è stato niente da fare. Presa la decisione da parte dei giudici di iniziare la gara, siamo andati tutti a fare la visione della via. Appena usciti il freddo ci ha fatto capire che la gara non sarebbe stata una passeggiata, anche se i tracciatori hanno accorciato le vie poiché le parti finali erano state bagnate dalla pioggia. La via quindi era lunga come una qualifica, e tutti pensavamo che fosse più intensa. Arrivato il mio turno, mi tolgo la felpa e i guanti sotto la via e prendo la prima presa: in quell’istante ho sentito freddo alle dita, nonostante mi fossi scaldato bene, talmente freddo da non riuscire a sentirle. Una presa dopo l’altra ho avuto paura che le dita mi si aprissero senza accorgermene, le condizioni erano pessime e la via non sembrava neanche così intensa se non fosse stato per il freddo. Un attimo di indecisione su un passaggio che ha fatto cadere tre fortissimi climber giapponesi e poi continuo a combattere il freddo delle dita fino a tenere il top senza riuscire a mettere la catena. Così sono primo dopo la semifinale, unico italiano a passare nei primi otto, e pronto per la finale del pomeriggio. Il tempo per fortuna è migliorato con il passare delle ore, la temperatura era aumentata ed era anche uscito il sole. L’isolamento per la finale è stato più corto, la visione della via è stata fatta presto. L’itinerario è stato tracciato sulla parte meno strapiombante, una prua di 20 metri che non passava dallo strapiombo sul quale ho vinto la gara scorsa. Sono partito sulla via ben caldo, questa volta le condizioni erano le migliori, ero anche tranquillo nonostante fossi l’ultimo a partire. Presa dopo presa la via non sembrava molto intensa, giusto qualche passaggio duro ma con un riposo abbastanza comodo a metà via. Ripartito dopo qualche sghisata arrivo all’uscita: la presa successiva si trovava dietro a un volume, impossibile da vedere, ci vado convinto ma le mani mi si aprono appena toccata la presa, urlando un “no” di delusione. Sapevo di aver sbagliato, non era abbastanza per vincere, ne avevo ancora e potevo dimostrare molto di più. Alla fine guardando il tabellone dei risultati ho visto il mio nome al terzo posto. Come l’anno precedente ho vinto la medaglia di bronzo. Di certo avrei potuto fare di meglio, ma un terzo posto al mondiale conferma il mio stato di forma e la mia presenza sul podio nelle gare giovanili internazionali. Dopo tre giorni intensi di gara posso tirare un respiro di sollievo, portando a casa un’altra medaglia importante e una soddisfazione mondiale!










