martedì 14 luglio 2015

Chamonix – A good start of the season




2° qualification route (Ph. Valter Ghisolfi)
Every competition is unique, and there is something to learn every time. After many world cup I thought I had experience, so I was more relaxed on the qualification routes. Maybe I was too much relaxed, because I risked to arrive late on the first route (due to the distance between isolation and the wall). I arrived when the climber before me was climbing, I had to put on my number, the harness, the shoes, the chalkbag in very hurry and I started a bit stressed on the first route. Luckily, I gained experience in these past month and before the start I was able to calm myself, I learned it from rockclimbing, especially from Biographie.

Semifinal (Ph. Luka Fonda)
One point of advantage in this competition were the holds: many of them and of the volumes were HRT, so I knew a big part of the holds because they were the same we set up in our BOX in Torino. Knowing the holds in a competition can be crucial, and this time I can say it could have make the difference.


Final (Ph. www.thecircuitclimbing.com)
I reached the final in 6th place and I climbed quite well the final route, but I did a mistake and my foot slipped and I ended at 7th place. I’m happy to have reached the final, I was more confident than the past few years, I’m just a bit disappointed for the mistake. Next challenge will be in Briancon, in less than a week!

lunedì 18 maggio 2015

Atleti, campioni, leggende…


Si è appena concluso il Campionato Europeo di blocchi e questa volta, invece di raccontare la solita storia della gara, dei blocchi e di cose noiosissime, vorrei raccontare la gara da spettatore (anche perché come partecipante non ho fatto molta strada).
Durante la semifinale ho osservato tutti gli scalatori, erano le 20 donne e i 20 uomini boulderisti più forti d’Europa. Tra loro però ho notato molte differenze, non tanto in come scalassero, ma sul motivo per cui lo facevano. Ho visto tanti ATLETI, scalare, cadere e guardare il proprio allenatore. Altri invece si giravano verso i genitori e altri ancora verso i propri compagni di squadra. Tutti questi atleti avevano uno sguardo dispiaciuto, come per dire: “mi dispiace, vi ho deluso”. Ho notato invece altri, arrivavano verso la fine della semifinale, scalavano e cadevano, poi ritentavano e con il top in mano si giravano verso il pubblico e con lo sguardo nel vuoto parlavano solo a loro stessi: “Ce l’ho fatta”. Questi scalatori non gareggiano per qualcuno, non guardano l’allenatore dispiaciuti e non devono rendere conto a  nessuno, non giustificano i loro errori e non si devono scusare per i loro sbagli. Questi non sono semplici atleti, loro sono i veri CAMPIONI. Osservando la gara come spettatore ho notato subito la differenza tra chi scala per qualcun altro e chi scala per sè. E tra questi, l’altra sera si è distinto un vero campione italiano, Stefan Scarperi, dopo essersi guadagnato la finale è riuscito a conquistare il podio combattendo a testa indietro su un blocco che per gli altri sembrava impossibile. Partendo senza aspettative si è ritrovato sul podio del Campionato Europeo.







Tra atleti e campioni poi c’era anche lui, che quando tutti si lamentano dell’umidità e delle condizioni, esce sul blocco con una tazza d’acqua e ci lascia le mani a mollo tra un tentativo e l’altro. Tutti si sono messi a ridere, ma forse lui è ancora superiore agli altri campioni e troppo avanti per essere capito, ha la mia età ed è già una leggenda…

lunedì 11 maggio 2015

Nuovi progetti e vecchi progetti... 9a+/b?

Progetto a Nago (Foto di Gio Pozzoli)
Negli ultimi mesi mi sono concentrato a provare vie dure e soprattutto progetti da liberare. Ho chiuso i conti con alcuni di questi progetti velocemente, come Il Creatore al Cubo o Egger a Palinuro, entrambi 8c in attesa di ripetizioni. Ci sono altri due progetti però che non sono ancora riuscito a salire, sono molto duri ma hanno stili completamente diversi. Il primo si trova a Nago, chiodato da Gabriele Moroni come open project, è la via di fianco a Bucking Bronco e come questa è alta circa 8 metri. In 2 giorni sono riuscito a fare tutti i singoli ma mettere insieme tutti i movimenti si è rivelato più duro di quello che pensassi. In tutto sono circa 15 prese, la maggior parte sono pinzate orizzontali quasi intenibili, ma salire è possibile. Provandola mi ha ricordato Hubble, il primo 8c+ al mondo liberato da Ben Moon, anche se la via a Nago sembrerebbe un po’ più facile. Martedì prossimo, dopo il campionato europeo di Innsbruck passerò da Nago per provare la via, sperando che un giorno solo mi basterà per chiudere i conti.


Progetto a Nago (Foto di Gio Pozzoli)

Progetto ad Andonno (Foto di Alberto Gotta)

L’altro progetto che sto provando si trova ad Andonno. L’anno scorso ho liberato Cobra Reale 8c+/9a, connessione tra Cobra e Anaconda. Adesso la sfida si fa più dura, la connessione che sto provando parte da una via storica liberata da Andrea Gallo, Noi (8b+), lo fa praticamente tutto e passa per il traverso di Noia. Fino a questo punto la via potrebbe essere 8c, e invece di finire come Noia, traversa ancora a destra e si unisce dove inizia la parte dura di Anaconda, un altro 8c. In pratica sono due 8c uno dietro l’altro con pochi riposi e anche scomodi. L’ho provata un po’ di volte ma non sono mai riuscito a superare il blocco finale di Anaconda, arrivo veramente ghisato dove bisognerebbe essere ancora freschi per passare. Dopo First Round First Minute penso che questa sia la via più dura che abbia mai provato, più dura di Demencia Senil (9a+) anche se con stile completamente diverso. Possibile che sia 9a+/b? Chi può dirlo, ne saprò qualcosa di più quando avrò più esperienza su gradi di questo genere. Le temperature si stanno alzando e ho ancora poco tempo per provarla quest’anno, ma la stagione non è ancora finita. Per ora ho quindi due progetti nella mente, uno di 8 metri e l’altro di 30, per chiuderli mi servirà una buona dose di forza e di resistenza, ma soprattutto di volontà. 
Progetto ad Andonno (Foto di Alberto Gotta 2014)

lunedì 4 maggio 2015

Melloblocco 2015 - Questione di Tenacia

Foto di Simone Fiorini
Come ogni anno, il Melloblocco regala un sacco di emozioni agli scalatori e agli “spettatori”,  questa edizione forse è quella che me ne ha fatte provare di più, contrastanti e non sempre positive. Per questo motivo ho deciso di condividere con chi leggerà questo post quello che per me è stata una prova di tenacia, perseveranza e nervi saldi (che hanno rischiato di saltare ogni secondo ma hanno resistito).

Mi sono ritrovato il sabato a provare un blocco, un passaggio di pochi movimenti su tacche stile pannello, “finalmente un blocco che mi si addice” ho pensato. Arrivo sotto il sasso e trovo Nalle e Andy Gullsten che lo provano, non ho neanche il tempo di mettere le scarpette che lo salgono entrambi senza fare troppa fatica. Mi scaldo un po’ e dopo poco mi entrano tutti i singoli, le sensazioni erano ottime e credevo di potermelo portare a casa in pochi giri. Dopo poco parto per il tentativo buono, riesco a lanciare al bordo del boulder, ma i piedi mi vengono via e mi ritrovo per terra. “Perfetto, lo faccio al prossimo giro”. Nel frattempo arriva Checco Vettorata che aveva appena chiuso un altro blocco, prova un po’ i singoli e dopo neanche dieci minuti chiude il blocco. “Bene, adesso lo faccio anche io”. Niente ancora, cado altre due o tre volte a prendere il bordo, sempre più convinto che l’avrei chiuso al giro successivo. Dopo poco sono arrivati Gabriele Moroni e Jacopo Larcher. Gabri cade flash all’ultima presa e lo stampa al giro dopo. Jacopo sembra fare più fatica, non riesce a partire. “Ok forse Jacopo si ferma a provarlo un po’ con me, ma tanto lo stampo al prossimo giro”, ho pensato. E invece Jacopo passa la partenza con fatica, ma poi riesce a chiuderlo stupendo tutti. Era ormai ora di pranzo e non avevo ancora salito il blocco, ma avevo visto Nalle, Andy, Checco, Gabri e Jacopo che lo facevano con facilità. “Ora e il mio turno” pensavo, ma non era così, perché era il turno di Adam che lo passeggia flash e Martin Stranik che lo sale al secondo giro. Erano ormai le 3 del pomeriggio, 7 persone avevano stampato il blocco davanti ai miei occhi e io continuavo a cadere all’ultima presa. In quel momento ho pensato: “Arriverà un punto in cui mi renderò conto che forse non lo salirò mai? O continuerò a credere di poterlo salire al giro successivo fino a che fa buio?”. La mia fortuna, o la mia forza forse, è stata che quell’istante non è mai arrivato, non ho mai avuto il dubbio di non poterlo salire, nonostante fossi caduto più di dieci volte in cima e non mi venisse neanche più il singolo finale partendo dalla fine. Alle 11 precise avevo visto salire Nalle e alle 17 ero da solo con Marco (il giudice di blocco) a spazzolare e riguardare il passaggio. Vedere gli altri passeggiarlo non mi aveva aiutato, ma la tenacia e la voglia di chiuderlo mi aveva fatto passare oltre qualsiasi tensione. Ho riposato 30 minuti, provato una volta il singolo e alle 17.30 ho salito il boulder più duro del Melloblocco, quello mentale. Alle 17.31 invece ho salito il blocco, questo insieme ad altri 8 boulder mi ha permesso di vincere l’edizione 2015 del Mello, a parimerito con Adam Ondra, Anthony Gullsten e Martin Stranik. Se avessi anche solo dubitato un secondo non avrei vinto questa battaglia contro me stesso. Never Give Up!

giovedì 9 aprile 2015

HRT Climbing Holds Team


I’m proud to announce that in 2015 I joined th HRT climbing holds team! Since last year me, Marcello, Paolo and Edoardo decided to build a wall, so in december we started to buy the wood and in one month the wall was ready. We built a MoonBoard and anothe pan 30° steep with a junction in the middle. The structure is good for training the power and the endurance too because is easy to do circuits. With the help of HRT we filled the wall of brand new holds and we start training for competition season. The holds are perfect for our training, sometimes very hard to hold but anyway this is the best way for our workout. The Box where we built it is not very big, just 6 meters wide and 3,5 m tall, buti s enough for pure power movements, that are very important for both Bouldering and Lead climbing. We have also 15 little volumes from HRT and Fiction Holds, they are perfect for our climbing and the friction with magnesium is good. We don’t need to say anything else for the moment, we can just train and see the results of our workout for the first part of the season!

martedì 18 novembre 2014

Per la prima volta... (una stagione incredibile)

La stagione è giunta al termine con la gara di Kranj, come tutti gli anni, ma questa volta, Per la prima volta, sono passato in finale e sono arrivato sesto. In questo post non voglio però parlare dell'ultima gara, ma parlare invece di tutta la stagione 2014, che si può riassumere con la frase "per la prima volta"...
La finale a Kranj


  • Per la prima volta quest'anno sono entrato in una finale di Coppa del mondo di Boulder, che poi era anche la mia prima semifinale di coppa del mondo blocchi. E' stata un'esperienza diversa, inaspettata e unica, senza una preparazione specifica. Chissà, forse in fondo sono un boulderista! VIDEO
  • Per la prima volta sono andato in USA, a Las Vegas, a fare il Ninja. Le parole per descrivere questa esperienza sono difficili da trovare, per fortuna c'è il video a parlare per me. VIDEO
  • Per la prima volta ho liberato una via molto dura e vicino a casa, e il mio messaggio grazie al video di Andrea Cossu è arrivato a quasi 800.000 persone. VIDEO
  • Per la prima volta ho voluto spingermi oltre il 9a, provando un 9a+ e dopo cinque giorni di tentativi ci sono anche riuscito. Fino a un anno fa anche solo il pensiero sarebbe stato così lontano dalla mia mente, invece oggi è realtà. VIDEO
  • Per la prima volta in una gara di Coppa del mondo nessuno mi è stato davanti, nessuno mi ha battuto e sul gradino più alto c'ero io, l'inno suonato non era austriaco, giapponese o ceco, per la prima volta in coppa del mondo ho sentito l'Inno di Mameli. VIDEO
Il 2014 è stata una stagione incredibile, piena di successi ma con le giuste sconfitte che mi hanno fatto crescere abbastanza da poter ottenere nuove vittorie. I ringraziamenti più grandi e sinceri, oltre a tutti quelli che mi appoggiano e che credono in me, vanno al mio allenatore Roberto Bagnoli che ha saputo prepararmi fisicamente e mentalmente per le sfide più difficili e alla mia società, le Fiamme Oro, senza di loro nulla di tutto questo sarebbe stato possibile, soprattutto quest'anno che l'aiuto dalla Federazione è stato altalenante e insicuro, anche se alla fine tutto mi è stato rimborsato.

mercoledì 12 novembre 2014

Video SporTorino

Ecco il bellissimo video realizzato da www.sportorino.com in cui racconto come è nata la mia passione per l'arrampicata e i risultati dell'ultimo anno:


martedì 11 novembre 2014

Le ultime gare in Italia!

La sedia del diavolo
Ritornato dall’asia non ho avuto tempo di ambientarmi che era di nuovo ora di gareggiare. Per prima cosa ho partecipato al campionato italiano di Boulder, per l’ennesima volta a Modena. Visto il risultato dell’anno scorso (17°, erano entrati in finale in 15) sono partito più cattivo in semifinale e in 5 tentativi ho chiuso i 4 blocchi passando in finale come primo. Dover partire per ultimo in finale non mi ha aiutato e ho toccato 2 top senza però prenderne nemmeno uno, finendo in quarta posizione. Il boulder non è mai stato la mia specialità, spero i prossimi anni di migliorare anche in questo, per il momento va bene così!











Top in finale!
La settimana dopo a Premana abbiamo gareggiato per il titolo della Coppa Italia di difficoltà. Prima della gara ero in seconda posizione, per vincere non avevo molta scelta, dovevo arrivare al primo posto nell’ultima tappa. La semifinale l’ho scalata bene, era una via di resistenza senza nessun passo di blocco, l’ho chiusa senza problemi qualificandomi come primo. Prima di partire per la finale sapevo che la gara era ancora tutta da giocare, la via di finale avrebbe decretato il vincitore dell’intera coppa Italia, ci giocavamo tutto l’anno in una via. Dopo che Checco Vettorata ha chiuso la via, l’unico modo per vincere era fare altrettanto, e così ho fatto. Sono arrivato al top dell’ultima finale dell’anno in Italia, e per il quinto anno di seguito ho vinto la Coppa Italia di difficoltà! Adesso manca l’ultima gara a Kranj, questo week end si vedrà chi ha retto meglio durante tutta la stagione, sia fisicamente che mentalmente…

domenica 9 novembre 2014

Asian trip: Ep 3: Japan


Anche la settimana in Cina è passata come un fulmine, SuZhou si è rivelata una bella città e la palestra non era male, altri 2 allenamenti ed ero di nuovo pronto! Questa volta la gara era a Inzai, in Giappone, su una struttura formata da due torri all’interno di una plaestra. Le sensazioni erano buone, in qualifica passo come ottavo, un buon risultato contando che questa volta è presente anche Sachi Amma, che gioca in casa. Le sensazioni sono buone anche in semifinale, parto deciso e passo la prima parte, molto dura, senza tanti problemi. Arrivato al tetto (dove le prese diventavano più buone), alzo i piedi per portarli sopra un volume ma il mio corpo non risponde come volevo, non tengo abbastanza la tensione corporea e finisco appeso dopo solo metà via. Forse pensavo di stare bene e ho sottovalutato il passaggio, comunque sono finito in 18^ posizione mancando il mio terzo obiettivo. Ero allenato, preparato mentalmente e stavo bene, in forma, eppure ho fallito. Tutto fa parte del gioco delle competizioni, basta poco per essere con i piedi per terra puntando in alto con il naso a vedere cosa ci sarebbe stato dopo, a pensare a cosa ho sbagliato e a cosa avrei potuto fare. Ma sono contento che l’arrampicata sia così, come tutti gli sport credo, dopo mesi o anni di preparazione tutto può finire in un istante, in una distrazione. Questo è il rischio, bisogna saperlo accettare, senza però trovare scuse: le gare vanno bene e vanno male, quando vanno male non è sempre colpa della sfortuna, di un piede che scivola o una spalla che fa male. Le gare sono così, per fortuna credo.
Comunque il viaggio in Asia è stato molto costruttivo, mi sono divertito, ho fatto nuove esperienze e ho provato emozioni che non avevo mai provato prima, un sesto posto, una vittoria e una diciottesima posizione giusto per restare con i piedi per terra. Pur essendo l’unico italiano abbandonato a se stesso mi sono sentito parte di un team, con gli sloveni e gli spagnoli e Elan siamo stati sempre bene e ci siamo anche divertiti! E ringrazio soprattutto Toni che è stato come un coach per me (oltre a essere quello di Ramon) e che mi ha fatto queste bellissime foto, senza di lui forse non avrei ricordi fotografici di questa esperienza.