lunedì 4 maggio 2015

Melloblocco 2015 - Questione di Tenacia

Foto di Simone Fiorini
Come ogni anno, il Melloblocco regala un sacco di emozioni agli scalatori e agli “spettatori”,  questa edizione forse è quella che me ne ha fatte provare di più, contrastanti e non sempre positive. Per questo motivo ho deciso di condividere con chi leggerà questo post quello che per me è stata una prova di tenacia, perseveranza e nervi saldi (che hanno rischiato di saltare ogni secondo ma hanno resistito).

Mi sono ritrovato il sabato a provare un blocco, un passaggio di pochi movimenti su tacche stile pannello, “finalmente un blocco che mi si addice” ho pensato. Arrivo sotto il sasso e trovo Nalle e Andy Gullsten che lo provano, non ho neanche il tempo di mettere le scarpette che lo salgono entrambi senza fare troppa fatica. Mi scaldo un po’ e dopo poco mi entrano tutti i singoli, le sensazioni erano ottime e credevo di potermelo portare a casa in pochi giri. Dopo poco parto per il tentativo buono, riesco a lanciare al bordo del boulder, ma i piedi mi vengono via e mi ritrovo per terra. “Perfetto, lo faccio al prossimo giro”. Nel frattempo arriva Checco Vettorata che aveva appena chiuso un altro blocco, prova un po’ i singoli e dopo neanche dieci minuti chiude il blocco. “Bene, adesso lo faccio anche io”. Niente ancora, cado altre due o tre volte a prendere il bordo, sempre più convinto che l’avrei chiuso al giro successivo. Dopo poco sono arrivati Gabriele Moroni e Jacopo Larcher. Gabri cade flash all’ultima presa e lo stampa al giro dopo. Jacopo sembra fare più fatica, non riesce a partire. “Ok forse Jacopo si ferma a provarlo un po’ con me, ma tanto lo stampo al prossimo giro”, ho pensato. E invece Jacopo passa la partenza con fatica, ma poi riesce a chiuderlo stupendo tutti. Era ormai ora di pranzo e non avevo ancora salito il blocco, ma avevo visto Nalle, Andy, Checco, Gabri e Jacopo che lo facevano con facilità. “Ora e il mio turno” pensavo, ma non era così, perché era il turno di Adam che lo passeggia flash e Martin Stranik che lo sale al secondo giro. Erano ormai le 3 del pomeriggio, 7 persone avevano stampato il blocco davanti ai miei occhi e io continuavo a cadere all’ultima presa. In quel momento ho pensato: “Arriverà un punto in cui mi renderò conto che forse non lo salirò mai? O continuerò a credere di poterlo salire al giro successivo fino a che fa buio?”. La mia fortuna, o la mia forza forse, è stata che quell’istante non è mai arrivato, non ho mai avuto il dubbio di non poterlo salire, nonostante fossi caduto più di dieci volte in cima e non mi venisse neanche più il singolo finale partendo dalla fine. Alle 11 precise avevo visto salire Nalle e alle 17 ero da solo con Marco (il giudice di blocco) a spazzolare e riguardare il passaggio. Vedere gli altri passeggiarlo non mi aveva aiutato, ma la tenacia e la voglia di chiuderlo mi aveva fatto passare oltre qualsiasi tensione. Ho riposato 30 minuti, provato una volta il singolo e alle 17.30 ho salito il boulder più duro del Melloblocco, quello mentale. Alle 17.31 invece ho salito il blocco, questo insieme ad altri 8 boulder mi ha permesso di vincere l’edizione 2015 del Mello, a parimerito con Adam Ondra, Anthony Gullsten e Martin Stranik. Se avessi anche solo dubitato un secondo non avrei vinto questa battaglia contro me stesso. Never Give Up!

giovedì 9 aprile 2015

HRT Climbing Holds Team


I’m proud to announce that in 2015 I joined th HRT climbing holds team! Since last year me, Marcello, Paolo and Edoardo decided to build a wall, so in december we started to buy the wood and in one month the wall was ready. We built a MoonBoard and anothe pan 30° steep with a junction in the middle. The structure is good for training the power and the endurance too because is easy to do circuits. With the help of HRT we filled the wall of brand new holds and we start training for competition season. The holds are perfect for our training, sometimes very hard to hold but anyway this is the best way for our workout. The Box where we built it is not very big, just 6 meters wide and 3,5 m tall, buti s enough for pure power movements, that are very important for both Bouldering and Lead climbing. We have also 15 little volumes from HRT and Fiction Holds, they are perfect for our climbing and the friction with magnesium is good. We don’t need to say anything else for the moment, we can just train and see the results of our workout for the first part of the season!

martedì 18 novembre 2014

Per la prima volta... (una stagione incredibile)

La stagione è giunta al termine con la gara di Kranj, come tutti gli anni, ma questa volta, Per la prima volta, sono passato in finale e sono arrivato sesto. In questo post non voglio però parlare dell'ultima gara, ma parlare invece di tutta la stagione 2014, che si può riassumere con la frase "per la prima volta"...
La finale a Kranj


  • Per la prima volta quest'anno sono entrato in una finale di Coppa del mondo di Boulder, che poi era anche la mia prima semifinale di coppa del mondo blocchi. E' stata un'esperienza diversa, inaspettata e unica, senza una preparazione specifica. Chissà, forse in fondo sono un boulderista! VIDEO
  • Per la prima volta sono andato in USA, a Las Vegas, a fare il Ninja. Le parole per descrivere questa esperienza sono difficili da trovare, per fortuna c'è il video a parlare per me. VIDEO
  • Per la prima volta ho liberato una via molto dura e vicino a casa, e il mio messaggio grazie al video di Andrea Cossu è arrivato a quasi 800.000 persone. VIDEO
  • Per la prima volta ho voluto spingermi oltre il 9a, provando un 9a+ e dopo cinque giorni di tentativi ci sono anche riuscito. Fino a un anno fa anche solo il pensiero sarebbe stato così lontano dalla mia mente, invece oggi è realtà. VIDEO
  • Per la prima volta in una gara di Coppa del mondo nessuno mi è stato davanti, nessuno mi ha battuto e sul gradino più alto c'ero io, l'inno suonato non era austriaco, giapponese o ceco, per la prima volta in coppa del mondo ho sentito l'Inno di Mameli. VIDEO
Il 2014 è stata una stagione incredibile, piena di successi ma con le giuste sconfitte che mi hanno fatto crescere abbastanza da poter ottenere nuove vittorie. I ringraziamenti più grandi e sinceri, oltre a tutti quelli che mi appoggiano e che credono in me, vanno al mio allenatore Roberto Bagnoli che ha saputo prepararmi fisicamente e mentalmente per le sfide più difficili e alla mia società, le Fiamme Oro, senza di loro nulla di tutto questo sarebbe stato possibile, soprattutto quest'anno che l'aiuto dalla Federazione è stato altalenante e insicuro, anche se alla fine tutto mi è stato rimborsato.

mercoledì 12 novembre 2014

Video SporTorino

Ecco il bellissimo video realizzato da www.sportorino.com in cui racconto come è nata la mia passione per l'arrampicata e i risultati dell'ultimo anno:


martedì 11 novembre 2014

Le ultime gare in Italia!

La sedia del diavolo
Ritornato dall’asia non ho avuto tempo di ambientarmi che era di nuovo ora di gareggiare. Per prima cosa ho partecipato al campionato italiano di Boulder, per l’ennesima volta a Modena. Visto il risultato dell’anno scorso (17°, erano entrati in finale in 15) sono partito più cattivo in semifinale e in 5 tentativi ho chiuso i 4 blocchi passando in finale come primo. Dover partire per ultimo in finale non mi ha aiutato e ho toccato 2 top senza però prenderne nemmeno uno, finendo in quarta posizione. Il boulder non è mai stato la mia specialità, spero i prossimi anni di migliorare anche in questo, per il momento va bene così!











Top in finale!
La settimana dopo a Premana abbiamo gareggiato per il titolo della Coppa Italia di difficoltà. Prima della gara ero in seconda posizione, per vincere non avevo molta scelta, dovevo arrivare al primo posto nell’ultima tappa. La semifinale l’ho scalata bene, era una via di resistenza senza nessun passo di blocco, l’ho chiusa senza problemi qualificandomi come primo. Prima di partire per la finale sapevo che la gara era ancora tutta da giocare, la via di finale avrebbe decretato il vincitore dell’intera coppa Italia, ci giocavamo tutto l’anno in una via. Dopo che Checco Vettorata ha chiuso la via, l’unico modo per vincere era fare altrettanto, e così ho fatto. Sono arrivato al top dell’ultima finale dell’anno in Italia, e per il quinto anno di seguito ho vinto la Coppa Italia di difficoltà! Adesso manca l’ultima gara a Kranj, questo week end si vedrà chi ha retto meglio durante tutta la stagione, sia fisicamente che mentalmente…

domenica 9 novembre 2014

Asian trip: Ep 3: Japan


Anche la settimana in Cina è passata come un fulmine, SuZhou si è rivelata una bella città e la palestra non era male, altri 2 allenamenti ed ero di nuovo pronto! Questa volta la gara era a Inzai, in Giappone, su una struttura formata da due torri all’interno di una plaestra. Le sensazioni erano buone, in qualifica passo come ottavo, un buon risultato contando che questa volta è presente anche Sachi Amma, che gioca in casa. Le sensazioni sono buone anche in semifinale, parto deciso e passo la prima parte, molto dura, senza tanti problemi. Arrivato al tetto (dove le prese diventavano più buone), alzo i piedi per portarli sopra un volume ma il mio corpo non risponde come volevo, non tengo abbastanza la tensione corporea e finisco appeso dopo solo metà via. Forse pensavo di stare bene e ho sottovalutato il passaggio, comunque sono finito in 18^ posizione mancando il mio terzo obiettivo. Ero allenato, preparato mentalmente e stavo bene, in forma, eppure ho fallito. Tutto fa parte del gioco delle competizioni, basta poco per essere con i piedi per terra puntando in alto con il naso a vedere cosa ci sarebbe stato dopo, a pensare a cosa ho sbagliato e a cosa avrei potuto fare. Ma sono contento che l’arrampicata sia così, come tutti gli sport credo, dopo mesi o anni di preparazione tutto può finire in un istante, in una distrazione. Questo è il rischio, bisogna saperlo accettare, senza però trovare scuse: le gare vanno bene e vanno male, quando vanno male non è sempre colpa della sfortuna, di un piede che scivola o una spalla che fa male. Le gare sono così, per fortuna credo.
Comunque il viaggio in Asia è stato molto costruttivo, mi sono divertito, ho fatto nuove esperienze e ho provato emozioni che non avevo mai provato prima, un sesto posto, una vittoria e una diciottesima posizione giusto per restare con i piedi per terra. Pur essendo l’unico italiano abbandonato a se stesso mi sono sentito parte di un team, con gli sloveni e gli spagnoli e Elan siamo stati sempre bene e ci siamo anche divertiti! E ringrazio soprattutto Toni che è stato come un coach per me (oltre a essere quello di Ramon) e che mi ha fatto queste bellissime foto, senza di lui forse non avrei ricordi fotografici di questa esperienza.

Asian Trip, Ep 2: China

Asian Trip, Ep 2: China
20 Ottobre 2014
La settimana dopo la gara in corea è passata veramente in fretta, giusto il tempo di fare 2 allenamenti ed ero già pronto per le qualifiche in Cina. Dopo una buona prima qualifica e una seconda così così, passo come ottavo alle semifinali. Il giorno dopo la gara si fa più interessante, a metà della semifinale una placca insidiosa non lascia scampo ad Adam Ondra e Jackob Schubert che rimangono fuori dalla finale! Io mi qualifico come sesto, centrando il secondo obiettivo del viaggio, 2 gare : 2 finali! La finale sembra adatta a me, nessuna placca, nessuna cosa strana, perfetta, “posso andare bene” ho pensato. Dall’isolamento si sentono i primi 2 partire e finire immediatamente la gara: la via doveva essere più difficile di quello che sembrava. Essendo qualificato come sesto, sono partito per terzo. Inizio scalando bene, passo un piccolo filtro senza problemi, riposo, un altro filtro, trovo un altro riposo dove sono riuscito a staccare un attimo la testa. Ho controllato anche che non scadesse il tempo nel cronometro ai piedi della parete, ma ne avevo a sufficienza. Quando sono ripartito sapevo che non avrei più potuto riposare, quindi sono andato deciso verso l’ultima parte della via. Dopo un altro passo duro mi sono ritrovato in un punto morto, ovvero non ne avevo abbastanza per moschettonare da dove avrei voluto, ma ancora un po’ per fare qualche presa (da cui comunque si poteva mettere il rinvio). Dopo un gioco di piedi un po’ ridicolo riesco a posizionarmi e rilancio a una presa che pensavo sarebbe stata la mia ultima, invece riesco a tenerla e utilizzarla, lanciando senza molte altre pretese. “Bene, finalmente una finale in cui sono riuscito a dare il massimo, speriamo di essere nei primi 5, almeno vinco qualche soldo!”. Così è stato, il giapponese dopo di me è caduto prima, e così altri 2 dopo, ero sul podio. Quando gli ultimi 2 sono partiti non mi aspettavo più niente, ma sapevo che tutto era possibile, tutto tranne quello che è successo. Romain Desgranges e Sean McColl sono entrambi caduti prima di me, dalla sesta posizione sono risalito al podio, e poi al gradino più alto. Dopo due anni dalla Cina, sono di nuovo sul podio, questa volta davanti a tutti. Subito non ho realizzato, mi ci è voluto un giorno forse per capire che avevo vinto una gara di coppa del mondo. Prima di me solo Luisa Iovane, Cristian Brenna, Christian Core, Mauro Calibani, Flavio Crespi e Leonardo Gontero sono gli Italiani che sono riusciti a vincere una o più tappe di coppa del mondo (e Dino Lagni il campionato mondiale). Vorrei ringraziare prima di tutto il mio allenatore, lui ha risvegliato in me la motivazione per venire a partecipare a queste gare nonostante tutto, riporto le sue parole che come danno motivazione a me spero possano darla a chi legge: quel che c'è scritto sotto (classifica), lo sanno in tanti..
quel che c'è "dietro", lo sanno in pochi..
non so se sia giusto dire che questo risultato premia il lavoro fatto, sicuramente con i mezzi disponibili e le difficoltà oggettive, si cerca sempre di prepararsi nel modo migliore.. 
la stagione sportiva è un lungo percorso, fatto di momenti difficili, di errori, di successi e di insuccessi, in cui l'aspetto mentale gioca un ruolo di primo piano... è un sottile gioco di tensione-emozione-motivazione-determinazione-volontà-fiducia nei mezzi.. che volta volta, gara dopo gara si mescolano e creano LA condizione.. la condizione per l'evento imminente... e durante l'evento stesso, di nuovo, mente e fisico a resettarsi sui diversi momenti di gara.. qualifiche, semifinale, finale.. 
volere è potere? no. altrimenti se volessi potrei tutto, ma non posso. volere è essere. capire di essere. dunque, consapevolezza. 
l'immagine qui sotto, racconta un percorso di consapevolezza, frutto di una crescita, di stimoli, di eventi, di errori e di successi che si sono succeduti nelle settimane, nei mesi, nell'anno, negli anni.. 
quel che è certo è che la strada ora si fa nuovamente in salita.. ma con un "motore" rinnovato e una "centralina" resettati ad un livello superiore. 
questa, in breve, è un po' la storia…

giovedì 16 ottobre 2014

Asian Trip, Ep 1: Korea


16 Ottobre 2014
Sono felice di poter dire: finalmente sono in Corea. La federazione ha finito i soldi dedicati alle nazionali dopo metà della stagione lead, quindi l’unico modo per poter fare le 3 gare in Asia è pagare tutto di tasca propria. Per fortuna, dopo un po’ di mail sono riuscito a ottenere il rimborso del viaggio con la condizione di riceverlo il prossimo anno, e solo nel caso avessi buone posizioni.      Sono partito il giovedì, e arrivato il venerdì alle 22.30 di sera dopo più di 24 ore di viaggio. Sabato mattina è iniziata la gara alle 9, naturalmente dopo aver dormito solo 3 ore a causa del fusorario (ma erano tutti abbastanza assonnati a giudicare dalle facce). La mattina della gara vengo avvisato di aver preso un cartellino giallo perché non ero presente alla cerimonia di apertura (cominciamo bene la gara!), ma nonostante tutto passo alle semifinali come 6°. Il giorno dopo è stato tutto più tranquillo, ho dormito bene e dovevo solo pensare alla gara. Dopo un po’ di tensione nella prima parte della via passo agilmente il tetto che ha fatto un sacco di vittime e mi qualifico come 5° per la finale (best semi so far!). Dopo poche ore è il momento di rientrare in scena, con la terza finale di quest’anno e la terza finale in Corea su 3 gare disputate qui: la Corea mi piace!
La finale si rivela dura (per forza, è una finale) e arrivo stanchissimo sotto il tetto e finisco in 6° posizione (non un risultato eccellentissimo, ma in standard con il mio stato di forma!). Comunque il primo obiettivo è stato centrato, 1 gara : 1 finale, e in più con questo risultato riceverò il rimborso del viaggio!
Mancano ancora 2 gare alla fine del tour, e l’obiettivo sarà 3 gare : 3 finali, e perché no, magari qualcosa di più…

giovedì 17 luglio 2014

Tito Claudio Traversa


17 Luglio 2014
L’ultima volta che vidi Tito fu l’anno scorso, proprio a Gravere. Era lì a provare un tiro, Pablo Diretta, un 8b+ che non avevo mai fatto ma che conoscevo perché univa due vie molto famosedella falesia. La prima parte era in comune con il progetto che stavo provando già da più di un anno, una sezione fisica su prese lontane, proprio quella sezione mi ha impressionato di più. Io utilizzavo una sequenza logica, un rilancio da una presa piccola che poteva essere solo un intermedio per me e per altri. Ma lui non arrivava alle prese, non poteva proprio fisicamente, e invece di lamentarsi e scegliere un tiro più adatto alle sue caratteristiche era lì a provare e riprovare come nessun altro avrebbe fatto. Quel piccolo intermedio per lui diventava una presa da stringere e incrociando perdeva i piedi per andare alla presa dopo, quel movimento è rimasto impresso nella mia mente e mi lasciò davvero senza parole, quel ragazzo aveva un dono, un talento naturale per questo sport. Quel giorno Tito non era riuscito a chiudere il tiro, c’era andato molto vicino però, ero sicuro che ce l’avrebbe fatta. Infatti pochi giorni dopo era uscita la notizia, il suo quarto 8b+ a soli 12 anni, incredibile. Purtroppo poco tempo più tardi un’altra notizia aveva sconvolto tutti, dopo un tragico incidente Tito non c’era più.

Tornai a Gravere molto tempo dopo per provare il progetto, qualcuno mi diceva che potesse essere più di 9a, addirittura Flavio Crespi aveva tentato senza successo (per un soffio) questa via. Valter Vighetti è il primo che mi ha consigliato di liberare questa connessione, la presi come una sfida con me stesso e con gli altri che l’avevano provata e decisi di lavorare questo tiro fino a che non sarebbe stato mio. Quando misi le mani su quelle prese mi venne subito in mente lui che saltava da un appiglio all’altro senza peso, rifare quei movimenti mi ricordava Tito, l’ultima sua realizzazione e forse la sua più dura passava da lì dove stavo passando io per tentare di liberare una via nuova, che avrebbe avuto un nuovo nome. In quel momento decisi che sarei dovuto essere io a liberare il progetto per chiamarlo con le sue iniziali, la via doveva essere dedicata a Tito e dovevo liberarla prima degli altri. Purtroppo in quel periodo non riuscii a concatenare tutti i movimenti e caddi una volta alla fine, senza arrivare in catena. Non parlai a nessuno della mia volontà di dedicare la prima salita a Tito, era una cosa che volevo tenere per me. Dovetti aspettare quasi un anno per tornare a causa del clima. Dopo l’allenamento invernale mi sentivo bene, ma non sapevo quanto fossi in forma fino a che non tornai a Gravere e riprovai la via, cadendo due volte in cima. Tornai la settimana dopo, ero convinto di me stesso tanto che venne anche il mio amico Andrea Cossu per farmi il video, voleva catturare il momento della salita e l’emozione di arrivare in catena e così fu. Urlai con tutta la mia forza dopo aver passato la sosta, quel momento me lo ricorderò per sempre ed è stato immortalato nel video. La prima volta che dissi il nome della via, TCT (le iniziali di Tito Claudio Traversa) fu proprio nell’intervista del video che mi fece Andrea. Così come quell’emozione rimarrà impressa per sempre in me, vorrei che Tito rimanesse nella memoria di tutti, perché oltre a essere una stella dell’arrampicata era soprattutto un bambino fantastico, un po’ timido ma con tantissima energia. Spero che il mio gesto serva a imprimere la memoria di Tito per sempre, il mio sogno sarebbe che molti fortissimi arrampicatori provando questo tiro e faticando nella prima parte pensino: “era veramente una bestia!”.
Le ceneri di Tito sono state sparse a Sarre, ma una parte del suo cuore rimarrà sicuramente a Gravere, sono certo che gli sarebbe piaciuto provare la via e che l’avrebbe scalata con molta più facilità di me.  Sicuramente un 9b+ o un 9c sarebbe più adatto a ricordare la forza d’animo di Tito, ma per ora le mie energie mi hanno permesso di scalare il 9a. Sono contento che Adam sia andato a ripeterla, riuscendo nella prima via di questo grado a vista in Italia.

venerdì 28 marzo 2014

The Italian Job - CWIF and Peak District


28 Marzo 2014
L’idea di andare a Sheffield era partita l’anno scorso, motivati dai video della gara degli anni passati e dalle foto dei blocchi storici del Peak District, abbiamo così prenotato i voli per 10 giorni a marzo con l’idea di partecipare al CWIF e scalare in zona per i restanti giorni. All’inizio dovevamo essere un gruppo numeroso, ma alla fine solo in 4 purtropposiamo resistiti a sfortunati infortuni che sembravano volerci far rinunciare al viaggio, colpendo Stefano Bettoli e Igor Simoni. Quindi io, Gabriele Moroni, RiccardoCaprasecca e Marco Erspamer siamo partiti per l’Inghilterra, carichi come delle molle.La gara internazionale per me e gli altri 2 si è interrotta quasi subito, i blocchi erano facili nel complesso e per passare alle semifinali bisognava chiuderli tutti sbagliando veramente poco. Solo Gabri ha passato la prima fase, e anche la seconda,  e facendo una finale quasi impeccabile ha conquistato il terzo gradino del podio. Dopo un giorno di riposo siamo approdati a Stanage Plantation, un’area storica nel Peak e anche una delle più grandi. L’approccio alla roccia è stato traumatico, dopo essermi riscaldato avevo già 2 buchi sanguinanti nelle dita e per il resto della giornata non ho fatto che asciugarmi il sangue e spargerlo sulle prese dei blocchi, senza riuscire mai a ribaltarmi fuori da nessun passaggio. Nel Peak si può scegliere tra 2 tipi di roccia, il gritstone (che mi ha mangiato le dita il primo giorno) e il limestone, calcare delle falesie come Raven Tor, dove io e Gabri abbiamo trascorso il secondo giorno. Avendo preso bastonate anche in falesia provando Hubble (il primo 8c+ del mondo) e Mecca (il primo 8b+ del UK) siamo tornati a testa bassa). I primi risultati per il gruppo cominciano arrivare i giorni successivi, con la veloce ripetizione  di The Ace 8B da parte di Gabri e qualche blocco storico e bello da parte di Marco, come Deliverance e Brad Pit. Purtroppo il nostro amico romano Drygoat (Caprsecca all’inglese) è tornato a casa qualche giorno prima di noi, e non ha fatto in tempo a gustare tutto il dolore della roccia. Io invece ho scoperto di non digerire il gritstone, mi sono trovato bene sul limestone, e ho concentrato le mie forze su un blocco sotto il tetto chiamato Keen Roof, un 8B non troppo duro. Dopo averlo salito abbastanza in fretta, sapevo che partendo da in fondo alla grotta e collegandosi  a questo blocco, Chris Webb Parson aveva liberato una linea chiamata Belly of the beast, che ha gradato 8C. senza neanche pensare a quanto poteva essere dura una linea del genere ho cominciato a provarla, cadendo molte volte all’uscita. Scalavo con le dita nastrate perché il gritstone mi aveva letteralmente bucato la pelle, inoltre l’ultimo bidito del blocco aveva un dentino che nei giri precedenti aveva creato un solco nel mio anulare facendolo sanguinare. Stanco di continuare a cadare alla fine, ho deciso di fare un ultimo giro togliendo tutti i nastri, consapevole del fatto che sarebbe stato l’ultimo perché la roccia mi avrebbe portato via l’ultimo strato di pelle arrivando alla carne. Decido di provare con la ginocchiera, come usavano tutti in quella grotta, parto e dopo 23 movimenti sotto il tetto arrivo all’ultima presa e chiudo finalmente questo problema. Chris Webb liberando il blocco non usò l’incastro di ginocchio, e disse che con il metodo che ho usato io il grado poteva essere un 8B+ facile, e concordo con lui, anche se ho ancora poca esperienza per quanto riguarda i blocchi (anche se questo era più una via che un boulder). Il giorno dopo la pioggia ci ha costretti a finire le nostre energie sulla plastica, provando i blocchi della gara e altri tracciati.
Questa esperienza in terra inglese è stata importante, provare una roccia completamente diversa dal solito come il gritstone mi ha fatto provare emozioni nuove e anche molto dolore, ma non ho mai smesso di tirare le prese anche se le mie dita grondavano di sangue, la mia motivazione per la stagione è aumentata e sono pronto a stringere molto di più nelle gare e nelle falesie italiane che visiterò nei prossimi mesi.